La Commissione europea è pronta a usare in modo sistematico dazi e contingenti all’importazione per proteggere interi settori industriali da quella che considera una minaccia “esistenziale” posta dalla concorrenza cinese sleale. Lo ha annunciato Stéphane Séjourné, commissario europeo per l’industria, in un’intervista al Financial Times.

Finora Bruxelles è intervenuta caso per caso, azienda per azienda o materia prima per materia prima, con indagini formali che durano fino a nove mesi: troppo a lungo per salvare comparti che rischiano di collassare prima ancora che i procedimenti si concludano. La svolta annunciata da Séjourné punta ad applicare le clausole di salvaguardia in modo orizzontale, per interi settori. Chimica, metalli e tecnologie pulite sono tra i più esposti.

“Utilizzeremo le clausole di salvaguardia in modo più generale sui settori e non solo sulle imprese o sulle materie prime specifiche”, ha detto il commissario. Un approccio “meno frammentato”, ha spiegato, che permette di intervenire prima che sia troppo tardi.

A completare il pacchetto, una proposta per obbligare le imprese a diversificare le catene di approvvigionamento, riducendo la dipendenza dalla Cina. Cinque Stati membri, tra cui la Francia, stanno inoltre sostenendo uno strumento di “resilienza” che consentirebbe di imporre quote o dazi aggiuntivi sui fornitori quando le importazioni si concentrano oltre una certa soglia.

I numeri citati da Séjourné danno la misura dell’urgenza: il deficit commerciale giornaliero dell’UE con la Cina ha raggiunto un miliardo di euro e 29 milioni di posti di lavoro europei sarebbero a rischio per effetto della sovrapproduzione cinese.

Sul fronte diplomatico, il commissario ha escluso una rottura con Pechino.

“Il nostro obiettivo non è rompere con la Cina, ma avere un vero riequilibrio”, ha detto. Il punto di leva individuato è l’attrattività del mercato unico europeo, che rappresenta, secondo Séjourné, la principale debolezza cinese su cui Bruxelles può fare pressione.

Non mancano però le resistenze interne. Germania e Spagna mostrano cautela nell’inviare segnali negativi a Pechino, con cui entrambi i paesi hanno forti legami economici. Ma la posta in gioco, avverte il commissario, è anche istituzionale: se l’UE non adotterà un approccio più deciso, i governi nazionali potrebbero riprendersi il controllo della politica commerciale, frammentando il mercato unico e indebolendo la posizione europea nel mondo.

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